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giovedì 31 ottobre 2013

Una vita semplice: esperienza di decrescita a piccoli passi

Coccinelle (8)

Si parla spesso di cambiamento, decrescita, scelte di vita più consapevoli: facile cambiare quando la situazione economica te lo permette, meno facile quando hai il mutuo da pagare e un reddito normale che lascia poco spazio a sogni di questo tipo.


Vero, in parte: conosco alcune persone che avrebbero la possibilità economica di "fare un passo indietro", di calare le ore di lavoro, anche di smettere totalmente... ma non lo fanno e non ci pensano nemmeno per sogno!

Ne conosco altre, molto meno abbienti e solide economicamente, che hanno fatto il passo, magari graduale, e ora hanno più tempo per se stessi e famiglia, meno soldi, ma spesi meglio.


Mi rendo conto che la nostra mente è incanalata verso un tipo di mentalità che presuppone determinate scelte, percorriamo queste rotaie precostruite per noi... anche se ci piacerebbe disertare non ce la facciamo (psicologicamente ed economicamente).
Io ho deciso di cambiare la mia situazione lavorativa quando è nato mio figlio: prima io e il mio compagno avevamo ognuno un lavoro in proprio, lavoravamo dalle 8 alle 15 al giorno per ammortizzare le spese di inizio attività e non ci vedevamo che a sera, sfiniti.

Questi anni frenetici ci hanno rubato tempo prezioso, ma indietro non si torna, bisogna guardare avanti, sempre.

Quando è nato nostro figlio abbiamo sentito la necessità di passare più tempo insieme e di frenare il ritmo di lavoro: io sono stata due anni a casa con il bambino, allattandolo un anno e mezzo, mentre il mio compagno ha scelto di lavorare mezza giornata, poi abbiamo optato per lavorare insieme, in un’unica attività.

Chiocciola

Economicamente guadagnavamo di più prima, vuoi per le ore che lavoravamo, vuoi per il periodo economico che non era critico come adesso, ma la nostra scelta ci ha fatto guadagnare in salute (prima lavoravamo nel centro storico, pieno di traffico, ed eravamo sempre molto stanchi sia fisicamente che psicologicamente per il lavoro intenso), ci abbiamo guadagnato nei rapporti interpersonali (abbiamo più tempo per la famiglia e gli amici), ci abbiamo guadagnato perché abbiamo più tempo per fare le cose che ci piacciono, per riposarci, ecc.

Patate colorate dell'OrtoLà

Guadagnare meno non corrisponde sempre a dover fare tanti sacrifici: il mio cambiamento è corrisposto anche ad una presa di coscienza di ciò che era veramente importante e ciò che non lo era: non ho fatto rinunce, ho cambiato il mio modo di vivere.

Formaggio e ricotta

Autoprodurre tutto ciò che si può per me è molto importante e mi consente di far mangiare meglio la mia famiglia e di spendere meno (mi piace cucinare, quindi per me l'autoproduzione è una gioia e non un sacrificio): quando si lavora non si ha tanto tempo per queste cose (anche se in parte ci si può sempre organizzare), mentre se si è a casa, si può produrre un bel po' di cose, pasta, pane, biscotti, marmellate, succhi, conserve, tenere un piccolo orto...

Salsa di pomodoro

Per il resto ho ridotto molto le mie spese: i libri li prendo in prestito in biblioteca, i vestiti per i bimbi li scambio con le amiche, baratto cose che non mi servono con cose che mi servono, faccio regali solo autoprodotti (mentre ai bambini regalo solo libri), vestiti e scarpe me ne servono pochi e molti li ho da tanti anni (si vede, ma non mi interessa, io mi sento a posto!).


A casa ci arrangiamo nei lavori di manutenzione, così siamo molto indipendenti da questo punto di vista, e non è poco.
Mia madre cuce bene e rattoppa ciò che rompiamo, io sono più brava con gli impasti e fornisco pane e pizza per tutta la famiglia.

Pane casereccio (8)
Vivo nella casa dove in pratica sono nata, riadattata per due famiglie, anche se condividiamo diversi spazi e stiamo spesso insieme: io sono cresciuta con i nonni in casa e anche mio figlio ha questa fortuna... la rete familiare è importante per noi!

Sabato allo sgambamento (41)

Ho scritto questo papiro per portare la mia esperienza di persona comune, con un mutuo e un lavoro di mezza giornata, con una bella famiglia e amici che mi sostengono, con la voglia di stare bene con i miei tempi e i miei ideali.

Se ho meno soldi, non importa: non mi servono.

Io mi sento ricchissima, e non intendo di denaro.

Culotte e Colette

mercoledì 30 ottobre 2013

Mediocrità

Siamo tutti rassegnati alla mediocrità? Siamo zombie-consumatori in un mondo sempre più vuoto di significato? A chiederselo, con una riflessione sul mondo odierno, è il pensiero lucido e profondo di Giorgio Cattaneo, autore del romanzo Una valle in fondo al vento.


Una valle in fondo al vento

“Ti guardi attorno, e vedi quasi solo mediocrità. Cialtroneria, mancanza di rispetto, ignoranza. L’amore per il lavoro libero, fatto bene: è roba in via di estinzione. Il piacere del lavoro ben fatto, lo chiamava Primo Levi. Tutto è fatica mentale: scostarsi dal binario, aggregare anime affini. Fatica sterminata. Psicologica, prima ancora che politica. Paure, dipendenze, pigrizia.

Siamo stati rincoglioniti con sapienza, con metodo. Letterati, filosofi, poeti e teologi si occupano di parole come valori, dignità. Uno zoo di addetti ai lavori. Lo siamo tutti, addetti ai lavori. Siamo noi, lo zoo. E tuttavia: trovo la mediocrità infallibilmente offensiva. C’è una sciatteria universale fatta di imprecisione, intempestività, approssimazione. La banale, semplice puntualità è stata derubricata. Le parole viaggiano velocissime, ma non contengono quasi più niente.

Ci sono anche i cattivi, immancabili, ma sarebbero ben poca cosa se avessero di fronte qualcosa di diverso dallo zoo degli zombie. La cui specialità (salvo eccezioni, per fortuna non così introvabili) è una mediocrità tombale, frutto – si direbbe – dell’assenza di qualsiasi pensiero, a motivare (a monte) qualsiasi forma di necessaria autodisciplina.

Mediocri produttori, mediocri industriali, mediocri consumatori. Mediocri utenti di mediocri narrazioni. Mediocre passato e mediocre presente – il futuro semplicemente non esiste, ma se esistesse sarebbe anch’esso desolatamente mediocre.

Mario Draghi, Marchionne: loro non sono per niente mediocri. Della mediocrità, Mario Monti indossa soltanto la maschera.

Poi ci sono gli esausti, i terminali, gli sfiduciati, i disarcionati. I dissidenti consapevoli. E sono tanti. E sono stanchi. Perché tutto quello che vedono, attorno a loro, è soltanto mediocrità. Un assedio apocalittico, mai visto prima. Hitler, Stalin, Churchill, Mussolini, Roosevelt. Tutto erano, fuorché mediocri. Non poteva essere mediocre Yurij Gagarin. Né il collega aviatore Anatolij Grishenko,l’elicotterista che si immolò (volontario) per tappare il reattore di Chernobyl.

Mediocre è il direttore della Tepco, che mentì spudoratamente ai giapponesi spaventati da Fukushima. Mediocre è il calcolo, mediocre è la menzogna. Mediocre è chi presume di sapere, chi si affanna a conoscere l’opinione altrui al solo scopo di manipolarla.

Nove volte su dieci, mediocre è chi bussa alla porta, chi ti fa squillare il telefono. E se non è mediocre, è rassegnato alla mediocrità generale. Mediocre è la merce del supermercato, mediocre (e sfruttato) il lavoro che l’ha prodotta. Veleni mediocri, chimica mediocre, cibo mediocre come l’esistenza che di esso si nutre.

La mediocrità è pericolosa, perché disattiva i dispositivi di allarme e disabilita il cervello. Fa a meno dell’intelligenza, della capacità di scegliere e di desiderare. È spaventoso lo scempio della bellezza compiuto dalla cosiddetta arte contemporanea, perfetta mimesi dell’usa e getta industriale. Pura celebrazione del nulla – e voluttuosa, anche, di una sfrontatezza da parata nazista, autoritaria e cialtrona come la sottocultura che l’ha prodotta. La bellezza resta un pericolo: la sua percezione necessita di silenzio selettivo, contemplazione,ascolto.

Siamo intasati di impulsi elettronici, come un esercito in guerra: in teoria è per veicolare informazioni; in pratica, l’affollamento di iper-informazione ottiene il risultato contrario, rende insensibili e indifferenti. Troppe voci, nessuna voce. Il tempo è ricodificato, riempito, allagato di non-informazioni. E senza arrivare al dolo, quello della cosiddetta informazione: che non solo disinforma attivamente, ma dà alle vittime l’illusoria sensazione di essere efficacemente informate.

E’ troppo poco, definire tutto questo mediocrità? So questo: se qualcuno si rapporta con te in modo non mediocre – amico o nemico che sia – ti obbliga automaticamente a dare il meglio, non il peggio. Musica mediocre, film mediocri, libri mediocri. È un piano prestabilito o una semplice conseguenza?

È così comoda, la mediocrità. È una sorta di anestesia, di psicofarmaco. La ricostruzione di un’estetica alternativa non è ragionevolmente alla portata di nessuna coalizione basata su forze umane indipendenti. Come ebbe a dire il vecchio Dylan in un’intervista: «Ammettiamolo: ha vinto Walt Disney. Quindi, abbiamo perso tutti».”

(Tratto da “Una valle in fondo al vento” di Giorgio Cattaneo)

lunedì 28 ottobre 2013

Prodotti equosolidali: buoni per chi li produce e per chi li compra!

Prodotti Equosolidali
La mia passione per i prodotti equosolidali è nata poco più di un anno fa: nel mio Comune sono state organizzate dall’Assessorato alla Cultura delle serate tematiche, tra cui una sul Commercio Equosolidale, con cena, presentazione di un libro e spettacolo per bambini.
E’ stata per me una serata illuminante, in cui ho capito che nelle nostre mani abbiamo un grandissimo potere, quando scegliamo di comprare un prodotto anziché un altro, scegliendo in maniera consapevole, etica ed equa.
Tè freddo al limone (1)
Il Commercio Equosolidale fa arrivare fino a noi prodotti che arrivano spesso da lontano (caffè, cacao, tè, frutta tropicale, prodotti artigianali), ma non solo: basti pensare ai prodotti di Libera, che arrivano direttamente dal sud del nostro Paese, dai campi confiscati alla Mafia.
Il Commercio Equosolidale forma una rete in cui i produttori, spesso sfruttati e sottopagati dalle multinazionali, ricevono un compenso degno per il proprio lavoro e una parte dei soldi guadagnati dalla vendita di questi prodotti vengono rimessi in circolo nella stessa comunità, creando nuove opportunità di impiego, favorendo la scolarizzazione, sostenendo i produttori nella conversione al regime biologico, ecc.
Equosolidale
Il circolo virtuoso non si conclude all’origine, ma prosegue anche nella distribuzione dei prodotti che vengono venduti nelle sempre più numerose Botteghe del Mondo 
delle varie città, gestite spesso da cooperative sociali, che impiegano persone con disabilità, difficoltà di integrazione nel mondo del lavoro, ecc, quindi hanno una funzione sociale importante anche nella distribuzione del lavoro.
Ora molti prodotti equosolidali si possono acquistare anche on line e si trovano anche nei supermercati e ipermercati, quindi più accessibili a chi si rivolge alla grande distribuzione: questo è sicuramente positivo come fattore di sensibilizzazione e pubblicità per questo tipo di prodotti, anche se entrare in una Bottega del Mondo ha tutto un altro fascino, umanamente parlando!
Insomma, per concludere, i prodotti del Commercio Equosolidale fanno bene a chi li produce e a chi li compra: perché non cominciare da adesso a comprare equosolidale?

Per saperne di più sul Commercio equosolidale, clicca qui:


Per cercare la Bottega del Mondo più vicina, clicca qui:

Per provare alcune gustose ricette cucinate con prodotti del Commercio Equosolidale, clicca qui:









domenica 27 ottobre 2013

Migliorare si può

Colette e Culotte autoproducono i loro detersivi!

Proviamo tutti a fare un grande sforzo: proviamo a togliere qualcosa di inquinante o poco sostenibile dalla nostra vita.

E' possibile, noi ci stiamo riuscendo: basta fare qualche piccola rinuncia o modifica alle nostre abitudini e non sempre queste rinunce o modifiche ci costeranno fatica!

Io ho deciso un bel giorno di non voler più utilizzare i detersivi!

Già da tempo stavo acquistando detersivi biologici, che però non è detto che siano al 100% biodegradabili purtroppo!

Questo non mi piaceva per niente così ho deciso di fare il passo e devo dire che me la sto cavando benissimo comunque.
Per la lavatrice ho deciso di utilizzare solo le lavanoci e, come ammorbidente, a volte utilizzo l’aceto.

18 marzo - Giornata autoproduzione all'Ecomuseo - Presentazione libro Segrè  (3) - Detersivo ecologico

Per la casa bastano pochissimi ingredienti, con i quali si fa tutto: aceto, acido citrico, limone e acqua calda, che potenzia sempre l'azione pulente.

Potrete preparare spruzzini con acqua e aceto o acqua e acido citrico in differenti percentuali, panni in microfibra riutilizzabili e lavabili e, per le pulizie importanti (tipo vetri, divani, cassonetti, materassi, ecc) il vaporetto è una buona soluzione, perché con il vapore non avete bisogno di detersivi e la disinfettata è assicurata!

18 marzo - Giornata autoproduzione all'Ecomuseo - Presentazione libro Segrè  (5) - Detersivo ecologico

Per la lavastoviglie invece utilizzo o il detersivo liquido di lavanoci, oppure il detersivo biologico che autoproduco con limone, aceto e sale, ottimo sia a mano che nella lavastoviglie.

Il brillantante non lo utilizzo da anni perché non serve proprio a nulla: al limite, potete aggiungere l’aceto nella vaschetta del brillantante.

18 marzo - Giornata autoproduzione all'Ecomuseo - Presentazione libro Segrè  (12) - Detersivo ecologico

Provateci è davvero gratificante sapere di non inquinare!

Certo non sono ancora arrivata al TOP, per l'igiene personale uso comunque solo prodotti biologici e carta igienica in carta riciclata o FSC.

Conto ogni giorno di migliorarmi e cerco in ogni mio gesto (mio e della mia famiglia) di fare attenzione e rispettare l’ambiente che mi circonda.

18 marzo - Giornata autoproduzione all'Ecomuseo - Presentazione libro Segrè  (11) - Detersivo ecologico

Proviamo a farlo tutti: è un nostro assoluto dovere!!!

Cerchiamo di non farci fregare dai messaggi pubblicitari che passano in TV: pensate che ci sono persone che hanno studiato perfettamente la psicologia umana e come fregarla, per far credere a NOI di avere bisogno di oggetti o prodotti di che in verità non ci servono a nulla, se non a spendere soldi inutilmente!

Investite quel denaro in modi migliori e pensate che non siete soli in questa svolta: non saremo tanti adesso, ma se ci crediamo diventeremo sempre di più!!!


ECCO LE RICETTE PER CREARE I PROPRI DETERSIVI IN CASA:

sabato 26 ottobre 2013

Gocce di resina (di Mauro Corona)

Mauro Corona

Mauro Corona

Un uomo dei boschi, una persona di un'estrema profondità: dai suoi libri, i suoi aforismi e le sue poesie trapela il suo AMORE viscerale per la natura e i boschi di Erto, suo paese di origine...


Disegno di Mauro Corona

“La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall'albero ferito.

Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l'acqua, non abbandonano l'albero.

Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora.
I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita.

Anche quelli belli diventano punture.

Perché, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre.
Gocce di resina sono piccoli episodi, aneddoti minimi, spintoni che hanno contribuito a tenermi sul sentiero.

Proprio perché indelebili sono rimasti attaccati al tronco.

Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie.

Tutto quello che ci è accaduto, o che abbiamo udito raccontare ha lasciato un segno dentro di noi, un insegnamento, o, quantomeno, ci ha fatto riflettere.

La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti.”

 

(Dal libro “Gocce di resina” di Mauro Corona)

venerdì 25 ottobre 2013

Immigrati

Immigrati

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.

Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.

Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono,
vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina.

Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina,
ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro
e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano, non solo perché poco attraenti e selvatici, ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.


Questa è una dichiarazione di cittadini statunitensi nei confronti degli immigrati italiani all’inizio del ‘900.

Più precisamente, è un testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.


Immigrati sulla nave in attesa di essere traghettati a Ellis Island

C’è di che riflettere, non pensate?

Ecco alcune immagini d’archivio per rinfrescarci la memoria su chi siamo stati: la paura dello straniero che oggi affligge tanta gente sarà mica la paura di scoprire che non siamo poi così diversi?

Ellis IslandItalianiQUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOIQUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOIQUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI

giovedì 24 ottobre 2013

Analfabetismo di ritorno!

itagliano

Ma in che cavolo di società ci siamo incastrati?
Una società dove le persone non hanno (dicono di non avere!) 100,00 euro da investire sui progetti dell'intero anno scolastico dei propri figli, ma hanno 400,00 euro per l'acquisto di un telefonino ultimo modello!
Ma come ci siamo ridotti… quello non glielo facciamo mancare eh?

Ignoranza Made in Italy

Pensiamo che sia più importante questo per essere accettati, piuttosto che riuscire a parlare correttamente, coniugando almeno un congiuntivo su tre!
Che tristezza!!!!!
Siamo proprio in Italia: per troppo tempo ci hanno fatto credere che fosse più importante avere che essere e adesso il risultato è questo.

Un Paese che non investe più su nulla e tanto meno sull'istruzione, perché le persone istruite NON le freghi o, almeno, è molto più difficile.

Analfabetismo moderno

Leggendo CONSUMATORI, il mensile di Coop, ho trovato un articolo molto interessante e da un lato avvilente.
Si intitola proprio come ho intitolato questo post e ci offre alcuni dati importanti: il 5% degli italiani tra i 14 e i 65 anni è praticamente analfabeta, il 33% fatica a leggere frasi semplici, complessivamente oltre il 70% degli italiani non è in grado di leggere un giornale, un libretto di istruzioni, di comprendere un contratto di lavoro, di leggere il bugiardino di un farmaco o un programma politico!

tv-spazzatura

Forse qualcuno ci ha voluto ridurre così?

Secondo la sociologa Elisa Manna, responsabile del settore politiche culturali del Censisciò che oggi abbiamo di fronte è un italiano medio FRAGILE e MANIPOLABILE”.
Lo stesso italiano che va poi a votare e che, molto probabilmente, vota ciò che la televisione (mezzo potentissimo e pericolosissimo per chi non ha coscienza critica) gli ha inculcato in testa, martellandolo quotidianamente, convincendolo di avere falsi bisogni e illudendolo di alleviare il carico economico che ha sul groppone tutti i santi giorni, facendogli false promesse da propaganda elettorale.

La conoscenza rende liberi
Apriamo gli occhi: diamo ai nostri figli (perché è su di loro che bisogna investire e spendere denaro!) gli strumenti per rimodellare questa stupida società,  per restaurare questo povero stivale rotto, che a volte, presi dallo sconforto, ci sembra non abbia più futuro!


Guarda il video dell’intervista al linguista Tullio De Mauro “Italiani consumati più che consumatori”


Fonti:

mercoledì 23 ottobre 2013

martedì 22 ottobre 2013

Lezioni di bioedilizia a Padulle…

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La bioedilizia è una questione seria e il gruppo dei Pirlones si vuole portare avanti in questo campo, proponendo costruzione ecosostenibili all’avanguardia.

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Costruire capanne di paglia è una cosa seria, mica roba da bambini: i Pirlones hanno avviato una progettazione con sperimentazione sul campo nell’area nord di Padulle, nella porzione di terreno confinante con la forestazione 2012 frutto del progetto “Mille Alberi per Padulle”, di cui i Pirlones sono tra i più accesi sostenitori.P1360073P1360086

Dopo prove su prove di materiali e attrezzature d’alta tecnologia, i Pirlones hanno scelto due balle di paglia e dei bastoni, costruendo un rifugio antisismico che verrà presentato al P.I.R.L.U.S. (Padulle’s International Research for Low-cost Urban Science), grande evento che porterà a Padulle City esperti nel campo a livello mondiale.

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Bravi ragazzi, continuate così: se ci avete creduto, siete dei Pirlones anche voi!

lunedì 21 ottobre 2013

Recensione del libro “Le zie improbabili”

Le zie improbabili

LE ZIE IMPROBABILI” DI EVA IBBOTSON

Ci sono delle zie davvero speciali che vivono su un’isoletta in mezzo al mare occupandosi delle creature che la abitano: a un certo punto della loro vita comprendono che sia giunto il momento di cercare degli eredi meritevoli, dei bambini che dovranno sostituirle nei loro compiti quando loro non ci saranno più.

Come fare?

Bhe, basta rapirli!

Non è una cosa bella rapire i bambini, vero?

Sì, se ne accorgono subito le zie: si imbattono di continuo in bambini e bambine lagnosi, viziati e dispettosi che non fanno altro che frignare e lamentarsi… di certo non vogliono rapire dei bambini così indisponenti!

Rapire bambini è un compito arduo e le zie lo sanno bene: dopo una estenuante ricerca “scelgono” qualcuno di degno, degno di essere salvato da una famiglia orribile e indifferente.

Minette e Fabio arrivano dunque sull’isola: all’inizio sono sconvolti dal rapimento, ma man mano che passa il tempo capiscono di essere stati rapiti nel profondo, da quest’isola meravigliosa e dai suoi straordinari abitanti.

Prendersi cura della Natura è tutto ciò che desiderano e sentirsi ricambiati dell’affetto incondizionato che donano quotidianamente li farà sentire importanti, come non si sono mai sentiti.

Riusciranno le famiglie distratte a ritrovarli?

Come faranno a strapparli all’isola?

Tra animali fantastici, pensieri ecologisti e amore universale, Eva Ibbotson ci porta a riflettere su quali siano le cose importanti su cui basare la nostra esistenza.

Da leggere assieme ai propri bambini per riflettere insieme.


Colette e Culotte amano leggere: se trovano bei libri, una volta letti li donano alla biblioteca, perché le cose belle vanno condivise!

Da oggi in poi potete trovare “Le zie improbabili” nella Biblioteca Comunale di Sala Bolognese.


Le zie improbabili

di Eva Ibbotson

276 pagine

Salani Editore

8,50 euro

sabato 19 ottobre 2013

Acherontia atropos… ovvero falena sfinge testa di morto

Larva di falena sfinge testa di morto (1)

Spesso rimaniamo incantati davanti a strepitosi documentari che ci mostrano animali d’ogni tipo e ci stupiamo davanti alle infinite sorprese che ci riserva Madre Natura.

Larva di falena sfinge testa di morto (7)

La cosa bella è che possiamo fare incontri incredibili anche senza stare incollati al video o facendo safari spropositati: basta tenere gli occhi ben aperti ed osservare con curiosità il mondo che ci circonda, senza fare troppa strada!

Larva di falena sfinge testa di morto (9)

Queste immagini non arrivano dal National Geographic, ma direttamente dalla mia macchina fotografica (e si tratta di una comunissima digitale compatta, accessibile a tutti!): questa larva spettacolare l’abbiamo trovata sopra una pianta in giardino, mentre si stava tranquillamente saziando di tenere foglioline verdi.

Larva di falena sfinge testa di morto (8)

Ovviamente ha attirato subito la nostra attenzione e ci siamo incuriositi: abbiamo fatto una piccola ricerca per immagini su internet e siamo rimasti veramente di stucco nello scoprire che si tratta della larva della falena sfinge testa di morto, quella sulla locandina del film “Il silenzio degli innocenti”, tanto per intenderci!

Il silenzio degli innocenti

Abbiamo scoperto che è una falena rara da queste parti e si trova difficilmente: sarà un caso, allora, che una sia stata trovata da Colette poco tempo fa e questa sia stata trovata ora da Culotte?

Larva di falena sfinge testa di morto (13)

Tornando a questo bellissimo bruco, il nome scientifico è “Acherontia atropos”: frequenta boscaglie aperte e predilige luoghi secchi e assolati in cui si trovino piante appartenenti tra le altre, alle Verbenaceae, Bignoniaceae, Oleaceae e Solanaceae (specialmente la patata).

Larva di falena sfinge testa di morto (18)

La sfinge testa di morto è l'unica farfalla al mondo capace di produrre un grido con la faringe.

Sia il bruco che l'adulto, quando vengono disturbati o si sentono minacciati, emettono un suono abbastanza forte, simile a un cigolio o allo stridio di un topo: questo sibilo, unito al disegno a forma di teschio presente sulla falena, hanno fatto sì che nelle credenze popolari quest’insetto venisse etichettato come portatore di disgrazie, carestie e pestilenze.

Larva di falena sfinge testa di morto (17)

La sfinge testa di morto di notte frequenta gli alveari, nei quali si nutre del miele prelevato perforando le cellette opercolate con la spiritromba corta e robusta: è talmente ghiotta di miele, che alle volte capita che ne mangi troppo, tanto da rimanere bloccata nell'alveare e finire soffocata da un gruppo compatto di api, che ricoprono il suo cadavere con della propoli per evitare che la decomposizione porti infezioni nell'alveare.

Crisalide

Effettuando quattro mute nel corso di circa venti giorni, la larva cresce fino a una lunghezza di 120–130 mm, poi scava un buco nel terreno e si impupa in un bozzolo molto fragile, lungo 1,5–4,0 cm, situato all'interno di una camera profonda: la crisalide o pupa è liscia, lucida e color mogano tendente al rossastro.

Acherontia_atropos_MHNT

La falena nella sua forma adulta emerge dal terreno dopo una metamorfosi completa che può durare da 20 a 60 giorni.


Fonte:

http://it.wikipedia.org/wiki/Acherontia_atropos


Altre immagini: http://fotocipefotociop.blogspot.it/2013/10/bruchi.html

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